Archive for novembre 2011

Politica IlLogica

26 novembre 2011

E’ vero, a volte certe decisioni politiche tipo quella, contra legem, dell’Onorevole Giuseppe Federico detto Pino – che comunque al conflitto di interessi è abituato tanto da dover essere costretto da un provvedimento della Magistratura a scegliere se occupare la carica di Presidente della Provincia di Caltanissetta o quella di Deputato Regionale, incarichi in netto conflitto tra loro – di chiudere una scuola, l’Istituto Majorana di Gela, in spregio alla normativa vigente in quanto l’Istituto stesso è conforme al requisito del numero minimo di iscritti per mantenere la sua autonomia sono inspiegabili.
Ma perchè, in definitiva, inspiegabili.
Certo per un uomo della strada possono apparirlo ma facciamoci aiutare da un politico, il Senatore Giulio Andreotti, che se ha fatto la strada che ha fatto una certa perspicacia ce l’ha.
Il Senatore ha sempre detto “A pensare male si fa’ peccato ma ci si indovina.” e allora noi pensiamo male!
Per chi non lo conoscesse l’Istituto Majorana è una scuola di istruzione secondaria superiore attiva in varie discipline e offre anche corsi serali (cosa notevole e sempre più rara) per dare la possibilità proprio a tutti, anche a chi non l’ha fatto – per i più svariati motivi – quando era tempo di farlo di acquisire un titolo di studio ormai necessario anche per fare il portalettere – sì Poste Italiane ha tra i requisiti per fare il portalettere il possesso di un diploma di scuola secondaria superiore!
Già questo sarebbe un “ottimo” motivo per chiuderla per un politico perchè, non nascondiamoci dietro un filo, la politica ha sempre prosperato sull’ignoranza della gente.
Ma forse il reale motivo è da cercare nel fatto che l’Istituto Majorana rappresenta l’eccellenza, in campo non universitario e quindi aperto a tutti, per ciò che riguarda la cultura informatica e soprattutto per quello che riguarda il software libero.
Purtroppo pare che in questo caso l’interesse particolare delle multinazionali del software e, soprattutto, i soldi che le multinazionali sono in grado di far circolare anche sotto forma di eventuali tangenti, abbia prevalso, come d’uso in politica, sull’interesse generale.
Il fatto che l’Istituto Majorana sia un paladino del software libero, software che democraticamente consente a chiunque – a prescindere dalle possibilità economiche – di alfabetizzarsi informaticamente e di utilizzare proficuamente un computer senza dover sottostare alle regole dettate dalle multinazionali probabilmente non è andato a genio al detto Onorevole o a chi lo comanda che, pur dimissionario dalla carica di Presidente della Provincia, ha emanato un atto che probabilmente esulava anche dalle sue competenze stante l’imminente abbandono della carica.
Se anche a certi comportamenti, anche se più propriamente sarebbero considerabili soprusi, del potere siamo ormai avvezzi vi chiedo di non passare oltre e prestare il vostro aiuto al Prof. Antonio Cantaro affinchè all’illogica della politica prevalga finalmente il buon senso e il perseguimento dell’interesse generale tutelato più da una semplice scuola, e forse è questo a far paura, che da chi per mandato lo dovrebbe perseguire.
Aiutiamo l'Istituto Majorana

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Del Consumismo

18 novembre 2011

Il fatto di avere un prezzo non da valore ad una cosa. L’unica cosa che ha realmente valore è il denaro, gli oggetti possono avere al massimo una utilità ma in sé non hanno alcun valore

Prof. Massimo Sconvolto

Prima di acquistare qualcosa fermatevi a pensare e chiedetevi se quello che state per acquistare vi è realmente necessario.

Al DisServizio dell’Utente

5 novembre 2011

E’ encomiabile lo sforzo del Dottor Mastrapasqua di metterci la faccia come ha fatto qualche tempo fa’ con uno spot ma visto che vuole metterci il naso sarebbe il caso ci mettesse anche le orecchie invece di lasciare che gli impiegati lascino squillare a vuoto i telefoni degli uffici deputati e l’INPS stessa non divulghi, scientemente, quei numeri che solo persone dotate di non comune pervicacia (con un pizzico di ingegneria sociale) riescono ad ottenere.
E’ vero, viviamo in un paese in cui i “ciechi” fanno i parrucchieri o guidano l’ambulanza quindi se già prendono uno stipendio neanch’io vedo la necessità che percepiscano anche una pensione di invalidità ne, vieppiù, l’indennità di accompagnamento però l’INPS esagera o quanto meno è poco coerente.
Un malato di Alzheimer si vede recapitare una raccomandata con ricevuta di ritorno in cui l’INPS chiede di fornigli, a mezzo fax, la documentazione attestante lo stato di invalidità visto che lo stesso è stato riconosciuto ante Art. 20 della Legge 3 Agosto 2009 n. 102 e quindi non fidandosi dell’operato dell’Ausl vuole vedere con i propri occhi se il malato c’è o ci fa.
Sarebbe anche giusto ma a mezzo fax??
Non tutti hanno un fax in casa e una persona che, se non accompagnata, ha problemi anche a vestirsi e a mangiare figuratevi voi i disagi a cui va’ incontro.
Bene, questa persona, ligia al dovere, invia tutta la documentazione in suo possesso a mezzo fax come richiesto e nonostante tutto, dopo qualche tempo, si vede recapitare una seconda raccomandata con ricevuta di ritorno nella quale le viene fissato un appuntamento per una visita tesa a verificare la sussistenza dei requisiti che hanno portato alla concessione della pensione e dell’indennità di accompagnamento.
La beffa è che nella stessa raccomandata è scritto che qual’ora l’interessato invii, a mezzo fax, la documentazione attestante lo stato di invalidità potrebbe essere che l’ente decida di rinunciare alla verifica.
Ma prendono in giro le persone o hanno soldi da buttare per pagare gente che pensa e scrive raccomandate senza senso?
Se la documentazione l’hai già ricevuta e mi mandi una seconda raccomandata per una visita di controllo sarà che non ritieni sufficiente quanto ti ho inviato??
La beffa è che se vuoi anche chiedere ragione di questa seconda raccomandata ed eventualmente chiedere se la documentazione è carente al fine di poterla integrare o solo conoscere lo stato della pratica o ancora informarsi se esiste, come esisteva prima, la possibilità di richiedere l’accertamento domiciliare nella raccomandata non esiste nessun riferimento telefonico a cui potersi rivolgere anche se sarebbe, per molti non informatizzati e soprattutto realmente invalidi, il mezzo più comodo ed efficace.
A quei numeri a cui ora non risponde nessuno in altri periodi gli impiegati rispondevano e quei numeri sono tutt’ora attivi.
Gli impiegati che occupavano quegli uffici ora apparentemente vuoti sono stati licenziati?
Se quelle linee non servono più perchè continuare a mantenerle e pagarne il canone??
Dottor Mastrapasqua mi consenta un suggerimento.
Se è giusto che l’ente da Lei diretto voglia vederci chiaro è anche giusto che ci veda chiaro anche l’utente e obbligare le persone ad avere un pin INPS per accedere alle proprie pratiche sul Vostro sito o lasciarle completamente al buio non mi sembra un grande segno di trasparenza e di democrazia.
Veda di scovare e portare a casa i soldi truffati dai falsi invalidi ma per favore usi quei soldi per pagare impiegati in carne ed ossa che possano rispondere al telefono!

AGGIORNAMENTO 16/11/2011
Necessita un aggiornamento, tanto per rendere l’idea di quanto l’INPS prenda in giro i suoi assistiti.
La persona che mi ha fornito la notizia ha riferito che sulla raccomandata, sul retro logicamente, è riportato il numero del call center, che ho scoperto servire INPS e INAIL e che – come scritto sulla raccomandata – a fronte della citazione di codice fiscale, numero di pensione, nome e cognome, data di nascita dell’assistito avrebbe fornito informazioni sulla richiesta di accertamento.
Orbene, il call center è gestito da soggetti terzi che nulla hanno a che fare con INPS e INAIL, la mia fonte mi ha confermato di non aver ricevuto nessuna richiesta di autorizzazione ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 affinchè i suoi dati, e più sensibili di così non si può visto che riguardano una patologia, venissero trattati da soggetti esterni all’ente quindi INPS sta violando apertamente una legge dello Stato.
La beffa è che al call center rispondono di non sapere niente sulle pratiche di accertamento disposte dall’ente ai sensi dell’art. 20 della Legge 3 agosto 2009, n. 102 e di non avere accesso a quei dati.
I numeri degli uffici deputati alla gestione della pratica delle sedi locali come detto sopra, tanto per fare un esempio provate questo 051 216232, a cui una volta rispondevano impiegati INPS in carne ed ossa ora vengono lasciati squillare a vuoto pur se sono sicuro che a quelle scrivanie qualcuno sieda.
Gli invalidi, quelli veri, a volte anche gravi e con gravi problemi motori sono costretti a recarsi all’INPS di persona se vogliono avere, ed è un loro diritto, informazioni sulla pratica.
Le sembra giusto questo Dottor Mastrapasqua??
Non basta metterci la faccia ma bisogna anche metterci il cervello per far funzionare come dovrebbe un ente che dice di essere al servizio del cittadino ma che alla prova dei fatti si dimostra un fantasma.

Mangio Ergo Consumo

1 novembre 2011

Sento sempre più spesso negli ultimi giorni i telegiornali parlare di ritorno della crisi.
A parte che guardandomi attorno mi viene da chiedermi, scusate se sono ignorante, dov’è questa paventata crisi.
L’autostrada A14 appena arriva la bella stagione già dal venerdì sera in direzione mare è presa d’assalto, l’apertura di Trony a Roma ha paralizzato mezza città perchè preso d’assalto da orde di persone per cui l’acquisto di generi tutto sommato voluttuari sembra l’unica ragione di vita.
Se ci fosse veramente crisi l’autostrada sarebbe sempre tristemente vuota e le code, ammesso che qualcuno avesse soldi in tasca, al più si farebbero per comperare generi di prima necessità.
La crisi più che dell’economia, almeno in Italia, sembra essere del modello capitalistico che sta mostrando tutti i suoi raggiunti limiti.
La gente ormai ha già tutto cosa dovrebbe comperare ancora?
E poi finchè i maggiori gruppi industriali nazionali come la Marcegaglia, tanto per non fare nomi, aprono stabilimenti all’estero – la Marcegaglia ha aperto tre stabilimenti faraonici in Polonia in cui peraltro produce gli stessi prodotti che produceva nello stabilimento di Gazoldo degli Ippoliti perchè la la manodopera costa meno e i dipendenti italiani di Gazoldo li mette in cassa integrazione, come potremmo pretendere di rilanciare l’economia italiana? Di vedere il PIL aumentare?
Per carità non bollatemi come comunista, non lo sono e se avrete la bontà di continuare a leggere ne concorderete.
Parte della colpa è anche dei sindacati che a parte lamentarsi sono incapaci di avanzare proposte attuabili e concrete.
Invece di andare in piazza a protestare perchè le aziende chiudono aiutassero i dipendenti ad organizzarsi in cooperativa e a concorrere con l’imprenditore “latitante” sul mercato.
L’occupazione persa a causa degli imprenditori verrebbe recuperata e si controbilancerebbe il potere che hanno pochi gruppi di interesse come Fiat che invece possono fare il bello e il cattivo tempo demolendo persino lo stato sociale.
Non è utopia, non ricordo bene la storia ma anche poco tempo fa’ una ceramica in crisi è stata riorganizzata da alcuni degli stessi dipendenti che, investendo la loro liquidazione, si sono costituiti in cooperativa e ora non solo stanno essi stessi lavorando ma stanno creando anche occupazione.
Non è comunque solo colpa di imprenditori e sindacati.
Parte della colpa è anche di buona parte delle persone comuni subito pronte a scendere in piazza se l’azienda chiude, subito pronte a pretendere e a lamentarsi salvo poi eclissarsi se qualcuno gli proponesse di rimboccarsi le maniche e darsi da fare essi stessi per modificare la situazione.
Lo vedo io stesso con le persone che dicono che le mie idee sono interessanti ma quando anche solo gli si chiede di diffonderle, e con internet non è una gran fatica, la maggioranza ha inderogabili impegni che non gli consentono di donare neanche un minuto per una causa di cui riconoscono comunque la validità pur se non gli viene richiesto neanche un centesimo; non è nel mio stile non chiederei mai soldi convinto come sono che perseguire il bene della sociètà debba essere una missione.
In definitiva, vogliamo smettere di sentir parlare di crisi nei telegiornali?
Non serve spegnere la televisione basta semplicemente rimboccarsi le maniche e iniziare a lavorare.


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